Sinodo fine

Si è concluso venerdì 29 settembre a Boca il XXI Sinodo Diocesano. Ecco alcuni approfondimenti per meglio comprendere come esso si traduce nella vita delle nostre Comunità.

 

I numeri del cammino

Il Sinodo parte tre anni e mezzo fa, quando durante il Giovedì Santo del 2014 il Vescovo annuncia a tutta la Diocesi l’apertura del percorso sinodale, che prenderà il via ufficialmente il giorno di Pentecoste dello stesso anno. Due anni di confronto e riflessione, con circa 200 sinodali impegnati in 13 sessioni plenarie e in numerosi incontri preparatori nei vicariati, per la stesura del testo conclusivo, i cui contenuti sono attuati in Diocesi “ad experimentum” nell’anno pastorale 2016-2017. Dopo un ulteriore confronto a livello vicariale, nella 13^ Assemblea plenaria, il 17 giugno 2017 è approvato il testo definitivo.

I pilastri centrali

Al centro del Sinodo c’è “un’attenzione speciale alla Pastorale familiare e giovanile, favorendo il crescere di nuove figure ministeriali”. Una sfida che intende superare “la semplice collaborazione tra laici, presbiteri e religiosi, per giungere a una vera corresponsabilità, nel segno di uno stile sinodale che alimenti anche sinergia e comunione tra le comunità parrocchiali con una scelta forte di fondo: quella delle Unità pastorali missionarie”. Queste ultime sono ormai il vettore di rilancio della Pastorale e dell’annuncio del Vangelo.

Il libro

È composto da due parti. La prima, “Chiesa di Pietre vive”, è la lettera con cui il Vescovo, come pastore e padre, presenta il Sinodo all’intera Diocesi. La seconda è il vero e proprio Liber Synodalis: i settanta numeri discussi, elaborati e approvati dai sinodali durante i lavori del Sinodo.

Le Unità Pastorali Missionarie (UPM)

L’elenco aggiornato al 30 settembre 2017 delle UPM divise a seconda del vicariato di appartenenza.

Vicariato di Novara

UPM 1 - Novara SUD, Novara NORD, Novara OVEST, Novara EST; UPM 2 - Novara Sud Ovest

Vicariato dell’Ovest Ticino

UPM 3 - Bassa Novarese; UPM 4 – Trecate; UPM 5 – Galliate; UPM 6 - Oleggio

Vicariato di Borgomanero-Arona

UPM 7 – Ticino; UPM 8 – Arona; UPM 9 – Vergante; UPM 10 - Suno Momo; UPM 11 – Gattico; UPM 12 – Borgomanero; UPM 13 - Gozzano

Vicariato dei Laghi

UPM 14 – Omegna; UPM 15 - Gravellona Toce; UPM 16 – Verbania; UPM 17 - Cannobio

Vicariato dell’Ossola

UPM 18 – Villadossola; UPM 19 – Domodossola; UPM 20 - Val Vigezzo

Vicariato della Valsesia

UPM 21 - Bassa Valsesia; UPM 22 - Romagnano Sesia; UPM 23 – Borgosesia; UPM 24 - Varallo Sesia

Cosa è stata l’esperienza del Sinodo?

È stata una ‘riunione di famiglia’, nella quale il Vescovo con un grande numero di sacerdoti e laici ha pregato e discusso insieme per trovare e indicare le vie del futuro. Prima numerose assemblee nei Vicariati, poi diverse sessioni sinodali generali hanno permesso di elaborare un testo di 70 numeri, agile e accessibile, che è come la “carta di intenti” per la vita pastorale della Diocesi del prossimo futuro. “Il sinodo di carta deve diventare ora il sinodo di carne, scendere nelle nostre comunità, trasformare il volto delle nostre contrade, mutare la qualità delle nostre relazioni, dare scioltezza ai nostri ambienti, rendere attraente la vita delle nostre comunità, mettere in gioco nuove figure di laici, prendersi cura delle famiglie, sia nel loro sorgere, sia con le loro ferite, puntare sulla formazione dei giovani, coinvolgendoli nell’avventura della loro crescita in formato adulto”. La strategia fondamentale è da oggi quella di attuare uno scambio più assiduo tra le parrocchie vicine, lavorando insieme nelle Unità Pastorali Missionarie. Le UPM non sono una mera questione organizzativa, ma vogliono essere “un antidoto alla morte della parrocchia che si trincera attorno al proprio campanile. Provate ad osservare la povertà di alcune parrocchie, ma anche la fatica di quelle che possono ancora far conto su molte iniziative: tendono a diventare circuiti ristretti, chiesuole dove si sente sempre la stessa musica”. È il momento di curare con maggior forza e convinzione il clima delle nostre comunità, cioè “le relazioni di stima, fiducia, attenzione, concordia, pace, affetto, dedizione, amore”. Sono il luogo di un’autentica comunità fraterna.

L’augurio del nostro Vescovo

Nel concludere l’omelia della Messa di Boca, monsignor Franco Giulio ha citato un brano tratto da: “Il Signor Parroco ha dato di matto”, in cui sono raffigurati i pregi e i difetti delle nostre parrocchie. È pieno di aforismi bellissimi, ma contiene anche pagine sapienziali. Ha voluto far ascoltare alla Diocesi intera alcune righe che sono la morale del libro, la sintesi del nostro Sinodo e l’augurio personale del Vescovo.

“Questa riappropriazione della nostra identità profonda è necessaria per tutti e soprattutto per quelli che non sono né sacerdoti né diaconi... Bisogna che i laici si riapproprino della loro identità davanti a Dio e davanti agli altri, dal punto di vista teologico. Ciò avviene mediante una presa di coscienza di quello che essi sono in forza del loro Battesimo. Ecco la vera rivoluzione di cui la Chiesa ha bisogno, la riforma basilare. Ciò vale per tutti i cristiani: cattolici, protestanti e ortodossi… E va molto al di là degli sconvolgimenti, inevitabili, di cui tutti si riempiono la bocca. Che certi preti abbiano spostato la propria canonica in un camper, che si buttino col paracadute per raccogliere fondi, o che ne so ancora, va senz'altro benissimo… Queste iniziative sono valide, ma la cosa essenziale è che i battezzati riscoprano il potere enorme che Cristo conferisce loro in forza del Battesimo”.

A cura di Alessandro Maffiolini