penna-calamaio
 
“Ma
 
affogassero
 
tutti!”

Sabato pomeriggio dalla parrucchiera. Due giovani nonne sotto il casco si stanno facendo belle perché l'indomani i nipotini faranno la Prima Comunione. Si chiacchiera e il tema è Papa Francesco, la sua bontà umana, la sua apertura verso i problemi della gente, la sua disponibilità a piegare le rigidità della Chiesa...

Una delle signore sfoglia il rotocalco zeppo di gossip illustrati e si sofferma sulle immagini degli ultimi sbarchi sulle coste della Sicilia. Mostrandole all'amica, con voce stizzita le commenta: "...ma affogassero tutti!...". Il fatto mi è stato raccontato e mi ha raggelato il sangue all'idea che anch'io a volte arrivo a crudeli pensieri di questo genere. Sì perché
tutti questi extracomunitari mi disturbano suonando continuamente il campanello ad orari impossibili. Mi danno fastidio perché sono insistenti e pretenziosi, con un italiano stentato ti raccontano storie assurde che sanno tanto di bugia... a volte penso addirittura che la nostra cultura, la nostra religione sia minata dalla loro presenza. Che tristezza provo per me quando questi pensieri meschini mi fanno compagnia, in che orizzonte stretto e angusto a volte mi riduco a vivere. Ma io non sono forse "cattolico"? Mi è stato insegnato al catechismo che tale vocabolo significa UNIVERSALE e dov'è allora la mia universalità? Dov'è la passione per il Vangelo, cioè la buona notizia, che come discepolo di Gesù sono chiamato ad annunciare con la mia vita, cominciando dai miei pensieri? Come posso dire a questi ultimi arrivati che Dio li ama in Gesù perché è questo il mio compito, se chiudo la mia fede in un fortino di paura, se non credo nell'accoglienza che è l'atteggiamento di Dio?

Certo stiamo vivendo momenti di disagi e di fatiche, ma non saranno certo loro, questi poveracci che chiedono solo di poter vivere, a derubarmi della mia storia, della mia fede che è dentro di me. Allora, care nonne, preoccupate, ritorniamo pure a Papa Francesco così tanto simpatico e accogliamo la sua parola che proprio a Lampedusa gridava al mondo cristiano di diventare segno di speranza per tutta questa povera gente. Il Signore ci aiuti a non affogare nel nostre egoismo.

don Ettore