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Abbracciare la Croce

La redazione mi chiede qualche riga per augurare a tutta la Comunità un buon cammino quaresimale e io lo faccio ben volentieri, come sono capace…

Mi viene subito in mente un consiglio che l’allora Vescovo di Novara, mons. Renato Corti, diede a noi sacerdoti in un ritiro spirituale di Quaresima. L’invito era ad “abbracciare la Croce” e così spiegava: quando ci svegliamo la mattina ci viene subito in mente quella che sarà la ‘cosa’ più difficile della giornata, quella fastidiosa o antipatica; sarà una visita medica che temiamo, una telefonata da fare che ci tiene sulle spine, un incontro che prevediamo difficile, l’accoglienza di qualcuno con il quale non c’è pieno accordo, delle scuse da chiedere che ci procurano amarezze… e altro ancora. Ebbene, individuate le ‘cose’, facciamole diventare la nostra ‘croce’ della giornata. Vediamoci appeso Gesù che ci salva e abbracciamola con delicata decisione, sapendo che c’è Lui che aiuta a portarne il peso. “Perché ‘abbracciarla’?” chiese un confratello al Vescovo. Perché prenderla non basta, resterebbe sempre un qualcosa di staccato da noi, un supplizio fastidioso di cui liberarci in fretta e furia… L’abbraccio è segno di consenso pieno, accoglienza generosa, immedesimazione vera. La Croce va abbracciata nel nome del Crocifisso che l’ha fatta Sua, l’ha fatta diventare “da forca di morte a segno di redenzione e vittoria” (Paolo VI). Ricordo ancora che il Vescovo Renato concludeva concedendosi una battuta umoristica, piuttosto rara nel suo dire. Ci diceva che così avremmo contraddetto l’antico proverbio: saremmo riusciti a portare la Croce e cantare, per la serenità che questo abbraccio comporta.

Buona Quaresima.

Don Ettore

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